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Archive for dicembre 2009

Testo di riferimento: Vaiśeśika sūtra, di Kanānda (I-III sec d.C.)

Vaiśeśika- “visione che riguarda la peculiarità (dei diversi aspetti della realtà)”

Sorta di filosofia della natura, mossa dall’intento di costruire un’immagine attendibile del mondo esterno, intesa prima di tutto come una sua completa catalogazione.
Si dispone ad una descrizione sincronica – od orizzontale- del reale, rigettando le istanze soteriologiche.
Si nota come l’indagine della natura nel Vaiśeśika prenda in considerazione le “cose” e non i “processi”, dando così l’idea di una natura “statica”.

IlVaiśeśika si poggia su una serie di assiomi:

A) è possibile una enumerazione completa dell’esistente
B) il tutto è un’entità diversa e indipendente rispetto alle parti che lo compongono
C) c’è una corrispondenza diretta tra le parole e le cose
D) l’estensione spaziale (e temporale) sono riducibili a dimensioni atomiche

il Vaiśeśika classico (nella forma codificata nei Padārthadharma samgraha di Praśastapāda-VI sec-) identifica 6 principi, o categorie (“entità o cosa intorno alla quale è possibile un “discorso”).
Il numero delle categorie in sei sembra un’aggiunta posteriore dei Padārthadharmasamgraha, dato che nei sūtra iniziali ne figurano solo tre (e i commenti precedenti non le nominano) – le prime: sostanza, qualità, moto.

Secondo un’interpretazione, la relazione tra le prime tre categorie (sostanza-qulità-moto), le uniche ad avere “fattuale esistenza”, e le seconde tre (universale-particolarità-inerenza), che possiedono “realtà” (astitva), ma non “esistenza fattuale”, è accostabile alla relazione tra concretezza e astrattezza dell’essere, l’uno proprio del mondo dell’oggetto, l’altro comprendente la sfera della congnizione e l’universo linguistico (vedi i due momenti della percezione nel Nyaya).

Le sei categorie:

-sostanza> 1.terra 2.acqua 3.fuoco 4.vento 5.etere 6. tempo 7.spazio 8.senso interno 9.anima

-qualità> sono in relazione con un sostrato (sostanza), non possono quindi costituire sostrato di per se stesse.

-moto> 1.sollevamento 2.abbassamento 3.contrazione 4.distensione 5.”l’andare”

-universale> relativo/assoluto – presente nella molteplicità pur conservando la sua unità. Determina la nozione
 di continuità della propria presenza in un numero di individui indefinitamente grande.

-particolarità ultima> il fattore estremo di individuazione, presente negli atomi dei 4 elementi, nell’etere, nel tempo,
nello spazio, nell’anima e nel suo senso interno.

-inerenza> connessione eterna e necessaria tra due elementi, non può essere oggetto di percezione ed è unica (i membri sono connessi inseparabilmente; non è causata dall’azione dei membri, non cessa con la loro separazione, la relazione può essere
posta solo in termini di contenente-contenuto).

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l’Ise monogatari (伊勢物語), composto tra il IX e il X secolo, di autore anonimo, è il massimo rappresentante del genere uta monogatari, in cui la parte poetica predomina sulla parte in prosa (rovesciando così la consuetudine dei precedenti monogatari, in cui era la poesia ad integrare la prosa). Consta di circa 143 sezioni (il numero in realtà può variare a seconda delle edizioni; in Occidente ne vengono presentate 125); le diverse sezioni di cui è composta l’opera non fanno parte di una struttura unitaria, si tratta invece di narrazioni separate che presentano una eterogeneità di ambientazioni e personaggi. L’unico filo conduttore che lega le varie sezioni sembrerebbe essere l’incipit di queste ultime: “tempo fa, un certo uomo…” (昔男有りけり- “Mukashi otoko arikeri”) , riferito al protagonista dell’opera, mai menzionato apertamente, identificato dagli studiosi con il poeta Ariwara no Narihira e le avventure amorose di questi, che costituiscono tra l’altro il “tema estetico” che permea l’intera opera. Narihira costituisce infatti il prototipo del gentiluomo avvenente e galante, del grande amatore, al pari del protagonista del Genji Monogatari (源氏物語), tipico dell’epoca Heian, del quale sono esaltate le doti connesse al concetto del “miyabi“, l’eleganza, la raffinatezza, le quali sono applicate non solo all’abilità poetica, ma anche all’amore e all’espressione dei sentimenti.

Tales of Ise (Ise monogatari): "Utsu no yama"- by Tawaraya Sotatsu (died ca. 1640), calligraphy by Takeuchi Toshiharu (1611–1647)

Vi è ad esempio una scena in cui Narihira, trovandosi in viaggio verso le regioni orientali, domanda rivolto all'”uccello della capitale” notizie della sua amata
lontana, la sacerdotessa di Ise, con la quale aveva avuto una relazione (da questo episodio probabilmente è tratto il titolo, anche se la critica non è concorde
sul suo significato). La scena trasmette un’atmosfera di delicata malinconia, espressione di quella qualità del miyabi posseduta dal poeta. L’intera opera è una
celebrazione di questo ideale, sia umano che poetico, che era l’ideale dell’epoca classica.
La grande quantità di componimenti poetici presenti nell’opera è risultato un elemento decisivo per il riconoscimento dell’identità dell’ “uomo” protagonista delle vicende, poichè la maggior parte di questi componimenti sono presenti nella raccolta poetica del Kokinwakashū (古今和歌集) in cui le suddette poesie compaiono sotto la firma di Ariwara no Narihira.

L’autore (o gli autori) dell’Ise monogatari non si sono quindi preoccupati di dare un’unità strutturale all’opera, quanto piuttosto di creare delle narrazioni separate, a partire -probabilmente- dal componimento poetico, ricavando poi da esso la prosa che aveva la funzione di chiarire il contesto in cui i versi erano stati composti e i sentimenti dei personaggi.

Ise monogatari – sezione prima:

むかし、おとこ、うゐかうぶりして、ならの京、かすがのさとに、しるよしゝて、かりにいにけり。

そのさとに、いとなまめいたるをむなはらからすみけり。このおとこかいまみてけり。

おもほえずふるさとにいとはしたなくてありければ、心地まどひにけり。

おとこのきたりけるかりぎぬのすそをきりて、うたをかきてやる。

そのおとこ、しのぶずりのかりぎぬをなむきたりける。

かすがのゝわかむらさきのすり衣しのぶのみだれかぎりしられず

となむをいづきていひやりける。ついでおもしろきことゝもやおもひけむ。

“Una volta, un certo uomo, vestiti i panni della maggiore età,  avendo diversi possedimenti nel villaggio di Kasuga, presso l’antica capitale Nara, vi si recò a caccia.

In quel villaggio vivevano due sorelle, figlie della stessa madre, paricolarmente giovani ed affascinanti. Quell’uomo le vide di sfuggita.

printed in 13th year of the Keicho Era (1608), 2 books, 27.119.4cm Rare Books Image Database. These are the earliest printed books of Ise monogatari. Old-movable type edition. This is a Saga-bon, the representative style of Japanese beautiful books that are appreciated for their flowing type styles, gorgeous binding and beautiful paper.

Poichè nel suo paese natale era estremamente inusuale (che vi fossero donne così belle), ne rimase colpito.

Quell’uomo tagliò un orlo della veste da caccia che stava indossando, e vi scrisse un’intera poesia.

Stava indossando niente meno che una veste da caccia di stoffa di Shinobu!

Come  fosse già un uomo maturo, scrisse così:

“Oh, veste tinta del tenue Murasaki dei campi di Kasuga! La trama intricata di Shinobu non conosce limiti!” (¹)

Certamente, si sarà subito ritenuta cosa degna di nota.”

*****

(¹) しのぶ (shinobu) è kake-kotoba (parola “perno”), nei due sensi di “Shinobu” (il nome della provincia) e “pensare con nostalgia”, lo stato d’animo di confusione (“la trama intricata”) che deriva da esso. I due significati del kakekotoba rendono due traduzioni differenti a seconda dell’interpretazione che si dà al termine.

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E’ possibile far risalire i primi segni di popolamento umano in territorio cinese già partire dalle fasi più antiche del Pleistocene (da tre a un milione di anni fa).

 Recentemente ha trovato sempre maggiori conferme l’ipotesi che l’attuale provincia dello Yunnan abbia costituito una delle regioni originarie della specie umana. Da qui sarebbe iniziata la dispersione dell’uomo (archanthropus) nell’Asia orientale.

 Nel 1965 vengono rinvenuti nel distretto di Yuanmou due denti incisivi appartenenti a un ominide maschio – cui è stato attribuito il nome di Homo erectus yuanmouensis – in seguito alla prosecuzione degli scavi vengono rinvenuti altri materiali fossili e manufatti litici. Gli studiosi hanno avanzato l’ipotesi che l’ominide di Yuanmou appartenesse a uno stadio di transizione tra tipo Austrolopithecus e il tipo Homo erectus. Esso costituisce comunque la più antica presenza umana finora documentata con certezza nell’intero continente asiatico.

 La documentazione relativa agli insediamenti umani del Pleistocene medio (da 1.000.000 a 100.000 anni fa) è particolarmente ricca. Nella provincia dello Shaanxi, distretto di Lantian, sono stati rinvenuti nel 1963-65 diversi reperti umani, appartenenti a diversi individui di un tipo di ominide detto Homo erectus lantianensis, insieme a manufatti litici e fossili animali.

 Nei pressi del villaggio di Zhoukoudian (a c.a. 50 chilometri a sud-ovest dal centro di Pechino) sono stati rinvenute diverse calotte craniche complete, ossa facciali, denti, frammenti cranici e di arti, appartenenti a più di 40 individui di età e sesso diversi; insieme a oltre centomila  manufatti in pietra. Il tipo di ominide a cui ci si riferisce è detto Sinanthropus pekinensis o Homo erectus pekinensis, e costituisce tuttora l’ominide meglio conosciuto e studiato tra quelli che popolarono il territorio cinese durante il Pleistocene, ma anche uno degli antenati dell’Homo sapiens su cui si è oggi più ampiamente documentati.

Il Sinanthropus  per i suoi caratteri fisici si ricollega con la specie dell’Homo erectus . 

cranio del Sinanthropus pekinensis (Homo erectus pekinensis)

Si riscontra il fatto che intervennero mutamenti nella conformazione cranica del Sinanthropus durante il lungo periodo di sedimentazione. Il Sinanthropus camminava eretto, viveva in piccole comunità e si ritiene che fosse già in grado di articolare parole, anche se a un livello embrionale.

Sicuramente sapeva usare e conservare il fuoco ( è però improbabile che fosse a conoscenza di tecniche di accensione diretta); gli utensili in pietra erano costituiti prevalentemente da choppers-chopping tools, raschiatoi e punte.

 Con la cosiddetta glaciazione di Lushan si fa cominciare in Cina il Pleistocene superiore (c.a. 100.000 anni fa). Si verificano in questo periodo importanti mutamenti nella presenza umana sia a livello fisico che culturale. L’Homo erectus lasciò il posto a un nuovo tipo umano definito “neanderthaloide”, il quale sviluppò un’industria litica molto più avanzata della precedente, con caratteristiche tipologiche riconducibili al Paleolitico medio.

La lavorazione della pietra risulta in generale piuttosto accurata. Utensili caratteristici sono le schegge rifinite su entrambi i lati – che sembrano costituire le forme primitive delle lame dei periodo successivi – e punte a sezione triangolare.

E’ stata ipotizzata l’esistenza di due tradizioni tipologiche di lavorazione della pietra distinte, una legata all’area Lantian-Kehe, che si ricollega ai centri culturali del Paleolitico inferiore; e una legata all’area di Pechino e dello Shaanxi settentrionale (tradizione Zhoukoudian-Zhiyu).

L’ Homo sapiens fa la sua comparsa in Cina circa 40.000 anni fa, durante l’ultimo periodo glaciale detto di Dali. A partire da questo periodo la lavorazione della pietra fa rapidi progressi. Dopo una lunga evoluzione, caratterizzata da una sostanziale omogeneità tipologica e tecnologica, l’industria litica consce un processo di differenziazione in risposta alle diverse condizioni ambientali.

Un fatto importante è stato il ritrovamento – nel sito dello Zhiyu (Shaanxi settentrionale) – tra le altre cose, di varie forme di microliti (piccoli strumenti da taglio, bulini, piccole punte e punte di freccia), facendo così cadere l’ipotesi che questo tipo di industria avrebbe avuto origine in Siberia e si sarebbe successivamente diffuso nelle regioni della Cina del nord.

In generale si nota una progressive specializzazione degli utensili rispetto agli stadi precedenti, caratterizzati da attrezzi destinati ad usi molteplici.

 A un’epoca successiva, compresa tra la fine del Pleistocene e l’inizio dell’Olocene, risalgono altri ritrovamenti nella Cina del nord, il più importante dei quali è quello della Caverna Superiore, nei pressi della sommità della collina in cui sono stati rinvenuti i resti del Sinanthropus . nella Caverna Superiore di Zhoukoudian sono stati rinvenuti numerosi fossili umani, l’analisi dei tratti morfologici ha permesso di individuare in essi caratteri morfologici di tipo mongolico, ciò collegato con quanto è stato possibile stabilire dallo studio dei fossili umani scoperti nella Cina del sud, rende fondata l’ipotesi che in quest’epoca fosse già in  fase avanzata il processo di differenziazione razziale.

il sito dell'Uomo di Pechino di Zhoukoudian

I manufatti rinvenuti comprendono oggetti di pietra, corno e osso; assumono particolare rilievo gli ornamenti, che implicano l’esistenza di un senso estetico. La presenza di conchiglie marine sembrerebbe indicare lo sviluppo di scambi tra località relativamente lontane.

La Caverna Superiore presenta due ambienti distinti. La “sala inferiore”, situata all’interno, ha le caratteristiche di un  luogo di sepoltura: sono stati rinvenuti i resti di due donne e un vecchio; il fatto che intorno agli scheletri si trovassero polvere di ematite e oggetti ornamentali è considerato indizio della celebrazione di un rito funebre.

L’”Uomo della Caverna Superiore” presentava un livello di organizzazione sociale sicuramente più evoluto di quello dei suoi predecessori, se già praticava un culto dei morti.    

 Testo di riferimento: Sabattini M., Santangelo P., Storia della Cina, Bari-Roma, Laterza, 2005

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